martedì 1 gennaio 2008

Librazioni


Le parole oscillano in modi più subdoli degli oggetti. Gli oggetti di solito hanno bisogno di grandi rivoluzioni per offrire sorprese, o di trucchi ingegnosi da prestidigitatore. Le parole no.

La parola "ospite", per esempio.
Non devi fare alcuno sforzo: girarle intorno, scuoterla, premere qualche tastino nascosto, cambiare qualche lettera, anagrammarla. Niente di tutto questo.
Basta chiudere gli occhi un attimo, e poi riaprirli. La trovi ancora lì. Immobile. Nella stessa posizione in cui l'avevi lasciata. Stesso carattere, stesso colore.

Solo che adesso significa il suo contrario.

Onestamente, c'è qualcosa di più inquietante della parola "ospite"?